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Versione Testuale | Lunedì 27 Marzo 2017

Cenni storici

Dopo la caduta dell'impero romano d'occidente e l'inizio delle prime strutture feudali, i poteri che si andavano affermando in Italia fino a quello longobardo, attraverso i loro feudatari e vassalli, controllavano le terre della valle Intasca ottenendo tributi e prestazioni lavorative. Con la disgregazione del sistema feudale, gli abitanti collinari e montani si trasformavano in comunità autogestite, attraverso proprie leggi , con un'economia che si fondava sull'agricoltura e sull'allevamento: questo tipo di società viene detta civiltà rurale montana. Caprezzo, anticamente detto Capricium, Cavretium, Capretium, faceva parte della "Comunità della Vallintrasca", comunità già nominata in una carta del 946 che comprendeva parecchi paesi sulla riva del lago con capoluogo Pallanza e poi Intra. Essa fu soggetta al Contado di Angera, alla città di Novara e poi al Ducato di Milano. Era divisa in quattro Degagne: Caprezzo apparteneva a quella di S. Pietro, che fu data in feudo ai Borromeo , fino al 1797. II paese era diviso in due parti: Vico e Corte, la prima era libera e indipendente, mentre la seconda era abitata dai servi. Le condizioni di vita erano povere e le abitazioni modeste, i tetti erano coperti di paglia e solo successivamente si usarono le piode. L'economia si basava sull'agricoltura (coltivazione della vite e della canapa) e la vendita di prodotti in eccedenza: castagne, noci e legname da ardere. Anche l'allevamento ovino e bovino ebbe la sua parte, in paese era presente una Latteria Sociale fondata nel 1876. Furono parecchi gli abitanti che nel corso degli anni migrarono in cerca di lavoro verso le città, ma anche all'estero in Francia e in Svizzera.